Il bimbo di tutta Italia

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Nel dicembre del 2025 la famiglia del piccolo Domenico, finalmente, riceve una notizia inaspettata: è stato trovato un cuore compatibile con quello del piccolo, dunque il trapianto si può fare. Domenico è malato di cardiomiopatia dilatativa, e, dopo la notizia arrivata, lui e la sua famiglia sembrano vedere la luce in fondo al tunnel, un barlume di speranza.

Questa speranza, però, si è trasformata rapidamente in una disgrazia, poiché il cuore a lui promesso non è arrivato in buone condizioni. 

“Come mai i medici hanno comunque continuato la rischiosa procedura?” è la domanda più posta in questi giorni.

I medici devono iniziare l’operazione di espianto nel momento in cui sono informati che il cuore sostitutivo è in arrivo dal donatore, così da trapiantarlo al momento dell’arrivo. 

Il cuore, però, arriva a Napoli da Bolzano bruciato, dunque non utilizzabile, probabilmente

conseguenza delle temperature troppo basse a causa dell’uso inappropriato del ghiaccio. 

I chirurghi non possono tornare indietro, devono semplicemente continuare la procedura.

I medici, terminato l’inevitabile trapianto, hanno comunicato ai genitori che in caso di nuova possibilità avrebbero effettuato una nuova operazione, ma questo solo a valle del consenso di altri chirurghi, fra cui Carlo Pace Napoleone, direttore di Cardiochirurgia pediatrica e cardiopatie congenite al Regina Margherita di Torino, uno degli esperti dell’Heart Team. 

Questi spiega in un’intervista rilasciata alla radio: “Riteniamo che il bimbo non sia più in condizioni di poter sopportare un nuovo trapianto di cuore. E abbiamo redatto un comunicato…”

Continua dicendo che il piccolo “…è veramente in condizioni gravissime e non riteniamo che sia in grado di sostenere un intervento così. Due mesi di Ecmo (tecnica di rianimazione specifica ndr) sono tantissimi. Di solito dopo due-tre settimane questa tecnica non è più in grado di garantire un’assistenza adeguata. Ed è proprio ciò che è successo: abbiamo trovato l’esito di Ecmo, cioè il fatto che il corpo del bambino è in gran sofferenza”.

All’esterno dell’ospedale Monaldi di Napoli commenta Francesco Petruzzi, il legale della famiglia: “La mamma è rassegnata all’idea che il figlio non ce la farà. Gliel’hanno detto gli esperti il 20 gennaio, decretando che non è più sottoponibile a un trapianto di cuore. Adesso se è finito il momento della speranza inizia quello delle responsabilità”. 

Attorno alla struttura ospedaliera si respira un’aria tesa.

La mamma, però, continua a ripetere che: “fin quando mio figlio è vivo io non lo lascio!”

Frase ripetuta fino a sabato, giorno di lutto per la famiglia di Domenico, che, nella mattina, li lascia. La mamma dichiara che l’unica cosa a darle sollievo è la vicinanza delle persone, anche di coloro degli sconosciuti, ma che con un piccolo gesto di vicinanza fanno sentire il proprio cordoglio.

Ora, quello che la madre spera è che sia fatta giustizia e che chi i colpevoli vengano individuati.

Ma chi è nel torto? I dottori di Bolzano? Di Napoli? O qualcun altro?

Forse ci vorrà tempo prima di avere delle spiegazioni, ma di recente i carabinieri del NAS hanno sequestrato i cellulari dei sei indagati. Una mossa investigativa significativa: i dispositivi saranno analizzati per ricostruire le comunicazioni intercorse tra medici e paramedici dal giorno del trapianto fino a oggi.

Inoltre, si aggiungono continuamente aggravanti come, ad esempio, l’assenza di dati fondamentali nei documenti.

Domenico, ti ricorderemo come un bimbo allegro, e un guerriero. La tua è una storia che non verrà dimenticata velocemente da nessuno.

Sofia Gullà

di admin

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