Seduta alla finestra, scorgo un fulmine in lontananza: imprigiona il cielo, per qualche istante, con rami intensi, accecanti, svanisce.
La sua potenza dura forse un attimo, poco più, domina il mondo con una scarica elettrica capace di annientare persino se stessa.
L’abbaglio della luce percorre tratti incerti, passa da destra a sinistra, e ancora, da sinistra a destra, crepa il cielo con una forza fragile, esitante.
I rami si tramutano in catene evanescenti e finiscono per nascondersi dietro a stracci di nubi, umili, timidi, dopo aver peccato di immensa υβρις.
Quell’istante sembra permanere perpetuamente in un sentimento di impotenza, di ineludibile finitezza di fronte al cielo, divenuto un coperchio angosciante. Uno specchio che non riflette la terra, ma richiama gli uomini ad osservarlo, ad ascoltarlo. Crea la carica dallo strofinio dovuto al movimento dell’aria e delle goccioline d’acqua presenti nelle nuvole. Quando la carica della terra incontra quella della nuvola, si genera il fulmine: il terreno e l’intelligibile si uniscono e provocano luce, suono, elettricità.
Il fulmine unisce cielo e terra, sposa due amanti così diversi, che si innamorano percependosi appena. Traccia una saetta tanto forte da incatenare due cuori, o quasi. Il sentimento svanisce poco dopo, proprio come la scia che l’aveva creato, sempre più rarefatta, col tempo dissolta. Nietzsche credeva che l’amore fosse destinato ad esaurirsi. Il giudice Wilhelm incarnava anche la figura di marito fedele che, pur cosciente della precarietà del sentimento, sceglieva ogni giorno di amare la sposa. Con quale scopo? L’amore non è forse una convenzione? Per Leopardi l’ultimo inganno…
Desidero rigenerare la scarica elettrica, fulminea, istante dopo istante. Che importa della morale ipocrita religiosa?
La migliore è un’esistenza imperfetta, sfumata, disorientante, quella del fulmine che sto osservando. L’amor fati è l’unico che deve contraddistinguermi, un amore che crei tratti di vita spezzati, tortuosi, incerti. Autentico, non mediocre, permanente, poco egoista. Ma questo amore esiste? O è l’illusione di un fulmine che attraversa il cielo e si dissolve nel buio ancor prima di poterlo comprendere?
Una frazione di secondo più tardi,
svanisce, la mia mente si rabbuia.
Lucia Tortorella