Tutti protagonisti diversi e banali.
I perbenisti, quelli delle convenzioni sociali, della morale comune, conformisti e formali, solo per sembrare “perbene”.
Le tragedie del mondo non sono un loro problema, l’importante è giudicare gli altri su standard morali di facciata; la sostanza può aspettare. Sono i re dell’ipocrisia: straparlano, filosofeggiano, ma non agiscono.
I radical chic, quelli che dal loro salotto o da ambienti culturali d’élite promuovono riforme o rivoluzioni più velleitarie che sostanziali. Tendenzialmente nati con i piedi al caldo e la pancia già piena di ipocrisia, preferiscono letture esoteriche e viaggi esotici all’ orribile mondo del capitale occidentale, sdraiati a meditare sui loro yacht a Capalbio. Assidui frequentatori delle manifestazioni di piazza, per eliminare i sensi di colpa prima di inquinare liberamente il mare. Dopo il corso di yoga il sabato mattina, negozi ecochic sconosciuti alla plebe, usano rigorosamente un linguaggio inclusivo quando scrivono su Whatsapp. Prima di rientrare, obbligatori i venti centesimi al clochard sulla strada di casa e post immediato sui social. E, prima di addormentarsi, obbligatoria qualche pagina di Murakami e vietati i programmi Mediaset: troppo trash!
Gli arricchiti, quelli che ostentano per natura: cinture, borse, abiti (spesso tarocchi), solo per mostrare una firma diversa da quella del giorno prima. Piuttosto eccentrici, anche loro imbevuti di apparenza. Basta fare due passi e si riconoscono facilmente: ricoperti da loghi, emanano una scia di profumo (probabilmente di Prada), fastidiosa anche a metri di distanza.
Tamarri e maranza, quelli che vivono in branco, i fascistelli della domenica. Poli opposti che non si curano tanto dell’ambiente, che non si mescolano alle manifestazioni con le zecche comuniste e non si preoccupano di spendere troppo. Sono i re del consumo, da un acquisto dopo l’altro. E’ il nero che deve spostarsi quando passano loro; la zingara a dover preoccuparsi di non disturbarli. Niente meditazione per loro, macchine con stereo a palla o seduti sul tram come fossero a casa loro con birre in mano e rutto libero.
Gli arrivisti e gli arrivati, invece, quelli che abbondano in ambienti universitari e lavorativi, seguendo la loro filosofia machiavelliana. Scalzano i coetanei nella loro sfrenata corsa al successo, ostentata ovunque, persino sul balcone di casa da genitori premurosi, che affittano un locale per una cerimonia solenne, con settecento invitati, a costo di chiedere un finanziamento alla banca o un prestito a parenti mai visti negli ultimi dieci anni.
Gli influencer, quelli che ormai non possono più mancare, quando è ora di scegliere. Ma, a pensarci bene, se n’è parlato fino adesso.
Chi potrebbe ancora mancare?
Ah sì, i politici; ma per questi non basterebbe neanche una nuova Divina Commedia. Insomma, viviamo in un mondo variopinto, pieno di contraddizioni, di maschere e di ipocrisia. Senz’altro, ci sono milioni di altre persone diverse da quelle raccontate fin qui: spiccano per buon senso e sani principi, ma che palle!
Lucia Tortorella