Persone ferite e cassonetti che bruciano.
Questo è ciò che si ricordano tutti della manifestazione che ha avuto luogo a Torino il 31 gennaio.
Agenti in ospedale e manifestanti sanguinanti lasciati sul ciglio della strada.
Questo è quello che ci mostrano.
Lacrimogeni lanciati ad altezza uomo e bombe carta.
Ognuno ha ricevuto versioni discordanti su chi abbia iniziato a provocare e di quanto sia realmente accaduto a Torino in corso Regina Margherita, ma quello che tutti sembrano essersi dimenticati sono i motivi della manifestazione.
Il governo sempre più spesso sfrutta situazioni caotiche come queste per fare propaganda contro la “terribile sinistra” che organizza violente azioni di guerriglia: la sinistra risponde facendo vedere solo riprese che fanno loro comodo. Se si segue la politica di questi tempi sembrerebbe di assistere a una partita di ping pong tra bambini immaturi, che hanno paura che l’altro prenda per primo il giocattolo in palio.
Ma sono queste le persone che vogliamo al governo? Vogliamo che abbiano il controllo sulle nostre vite?
Assolutamente no. Ed è proprio per questa ragione che sono andata a manifestare sabato scorso.
Non solo per lo sgombero dei centri sociali, per il nostro governo che diventa sempre più filotrumpiano e per i miliardi che spendiamo nel riarmo (mentre le scuole, gli ospedali e le periferie di tutta Italia cadono a pezzi), ma anche per far sentire la mia voce, per far capire a chi è al potere, ma anche all’opposizione, che non ci si può comportare come pare e piace e che noi, uniti, possiamo cambiare le cose.
Sin dai primi anni del ‘900 Torino è stata l’epicentro di enormi manifestazioni politiche; che fossero operai della FIAT che volevano ottenere migliori condizioni lavorative, proteste studentesche, o per i diritti civili. Allora invito tutti quelli che hanno qualcosa per cui manifestare, vecchi o giovani, di destra o di sinistra, a prendere esempio da queste marce; a non pensare all’orientamento politico di chi ti cammina accanto, ma a perché anche lui abbia deciso di essere lì.
Sfatiamo il mito secondo il quale andare alle manifestazioni sarebbe da “comunista” e iniziamo a renderci conto che, se non smettiamo di battibeccare e non iniziamo a prendere atto di quello che sta succedendo al di fuori dalla nostra minuscola realtà, l’umanità ha le ore contate.
Come ogni persona sana di mente condanno e biasimo la violenza che c’è stata da entrambe le parti e credo che non dovremmo cadere nella trappola della propaganda politica, ma seguire solo il buon senso – cosa di cui il mondo in questo momento avrebbe immensamente bisogno.
Emma Moro